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SINDROME DELLO STRETTO TORACICO

LA SINDROME DELLO STRETTO TORACICO

 

Per sindrome dello stretto toracico si intende la compressione della triade nervo-arteria-vena a livello del tunnel che consente il passaggio di queste strutture. La struttura è compresa tra prima costa, clavicola, muscoli scaleni (medio e anteriore),  muscolo succlavio e piccolo pettorale.

Le cause possono essere genetiche, esempio la presenza di una costa in più, traumatiche, ipertonia muscolare o cause di natura neoplastiche.

I sintomi sono legati maggiormente alla componente di schiacciamento nervoso, più rare le conseguenze dovute alla compressione arteriosa o venosa. Solitamente i sintomi sono parestesie e perdita di forza nel lato colpito durante determinati movimenti o posizioni assunte. Il braccio abdotto, extra-ruotato e in elevazione può aumentare la sensazione di formicolio e perdita di forza, dolore o cefalee.

La diagnosi viene effettuata dal medico che solitamente esclude patologie come ernie cervicali, problemi di origine vascolare o altre patologie.

Normalmente dopo un’accurata anamnesi si procede alla somministrazione di test che permettono l’esacerbarsi della patologia in atto; tra i test i principali sono:

- manovra di Adson, che consiste nel testare il polso radiale mentre si effettuano movimenti con braccio e testa. La scomparsa del polso è indicatore di una probabile sindrome.

- test di Allen, valuta flusso nell’arteria radiale con braccio e gomito a 90 ‘ di flessione.

- test di Wright, valuta l’arteria radiale durante lo stiramento del pettorale e durante la chiusura dello spazio artero-venoso e nervoso. Possono essere presenti anche formicolii all’arto esaminato.

- test di trazione, indica la presenza di una patologia a carico della prima costa o sindrome dello stretto toracico.

- test costoclaveale, riducendo lo spazio del canale vascolo-nervoso crea sintomi di assenza o riduzione del flusso arterioso, formicolii o dolore.

- manovra di Halstead, indicativo dell’ipertrofia degli scaleni.

 

Insieme ai test diagnostici sono utili test strumentali come eco doppler, RX, RMN, EMG o altri esami più specifici in caso il medico esaminatore lo reputi necessario.

 

Dopo la diagnosi si effettuata il trattamento fisioterapico.

Presso il centro Rialab il trattamento viene suddiviso in tre fasi distinte: la prima fase è relativa alla riduzione dei sintomi che solitamente variano da paziente a paziente.

Attraverso tecniche di terapia manuale si libera lo spazio compresso che crea problemi a livello vascolare e nervoso. Nella prima parte del trattamento si eseguiranno tecniche di rilassamento dei tessuti, evitando le tensioni e l’aumento del tono muscolare già presente in questa zona. Utili trattamenti per liberare il sistema arterioso compresso e liberare il diaframma toracico.

Quando la compressione sarà diminuita e il paziente non manifesterà più la sintomatologia si entrerà nella seconda fase del trattamento.

In questa seconda fase lo scopo sarà quello di armonizzare in maniera globale il sistema posturale e muscolo-scheletrico: l’obiettivo sarà quello di recuperare una buona postura al fine di evitare nuove tensione e ipertonie a carico dei muscoli scaleni.

La prima e la seconda fase hanno una durata variabile: in generale una sindrome dello stretto toracico in fase acuta, quindi con un esordio avvenuto al massimo a 1-3 mesi precedenti alla prima seduta di trattamento, avrà una durata ridotta rispetto ad una sindrome ad andamento cronico o cronico-recidivante.

La terza fase è relativa al mantenimento delle correzioni effettuate e il ripristino della forza muscolare qualora sia stata più presente la componente di compressione nervosa con debolezza articolare. A questi si associano esercizi di recupero della funzionalità persa, come ad esempio la manualità fine, movimenti selettivi delle dita.

 

Molto spesso le cause dell’insorgenza sono legate a malformazioni o a patologie che non sono di competenza del fisioterapista. Per questo motivo si raccomanda sempre una visita specialistica da un medico che effettuerà la diagnosi e consiglierà l’iter diagnostico idoneo ad ogni paziente.

 

 


 

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